Riforma dell'ordinamento penitenziario, riforma dei codici, procedimenti giudiziari meno lenti: sono i tre obiettivi della rivolta esplosa ieri nelle « Carceri Nuove » di Torino, gli stessi della sommossa di due anni fa. Le frasi urlate dal carcerati e riferite dalle cronache erano le medesime di allora: "Vogliamo la riforma carceraria", "Processi subito", "Lasciateci vedere le nostre donne".
Di questi problemi il Parlamento si sta occupando da tempo: quello della riforma penitenziaria è ormai vicino ad essere risolto. Il Senato ha approvato, un mese fa, il nuovo ordinamento carcerario trasmettendo alla Camera per la sanzione definitiva.
La commissione Giustizia comincerà a discuterlo verso i primi di giugno, dopo che avrà concluso l'indagine conoscitiva sugli istituti di prevenzione e di pena, che essa ha promosso.
La parte dell'inchiesta che riguarda gli istituti di rieducazione per i minorenni è terminata ed il Comitato di indagine, presieduto dallo stesso presidente della Commissione, il repubblicano Pietro Bucalossi (in foto ndr), si recherà ora a visitare i luoghi di pena destinati agli adulti per poter disporre di tutti gli elementi di giudizio.
Saranno visitate carceri considerate tra le migliori e tra le peggiori d'Italia; è probabile che alcuni membri del Comitato, di cui fanno parte rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, si rechino anche all'estero per rendersi conto di come certi problemi carcerari siano stati risolti.
Anche la commissione Giustizia del Senato, prima di varare la riforma approvata poi dall'Assemblea, interrogò numerosi esperti in materia per definire i punti fondamentali di una efficace riforma. Si stabili di adeguare l'ordinamento penitenziario alla evoluzione del tempi ed ai principi della Costituzione umanizzando » la pena per facilitare il reinserimento del detenuto nella società.
Il nuovo regolamento introduce il regime della semi-libertà che consiste nel permettere al recluso, nell'ultimo periodo di detenzione, di trascorrere parte del giorno fuori dall'istituto di pena per partecipare ad attività lavorative o di istruzione.
L'unico aspetto rimasto insoluto è quello sessuale. La sua gravità è pienamente avvertita dai parlamentari. Il dc Folleri, che è stato, al Senato, il relatore della riforma, lo definì "degno della massima e attenta considerazione". Per la riforma del codice di procedura penale occorrerà ancora tempo. Il Senato ha modificato ampiamente il progetto approvato alla Camera. La commissione Giustizia di Montecitorio comincerà il 21 aprile ad esaminare i mutamenti apportati, i quali, poi dovranno essere discussi in assemblea.
La Stampa 14 aprile 1971